noi che siamo quelli del "quasi": quasi belli, quasi brutti, quasi buoni e quasi cattivi.
La creatività di chi soffre non ha paragoni. la felicità riempie in modo perfetto: si adatta alla forma delle orecchie, del naso, della bocca, degli occhi, s’infiltra perfettamente in ogni capello, si culla nel modulare ondoso del seno e fa il bagno tra le gambe. la sofferenza invece straborda; distrugge i timpani e l’unica cosa che ti fa bagnare sono gli occhi, ti fa urlare. la sofferenza ti riempie solo per cercare di uscire da tutti i tuoi buchi e lo fa dolorosamente. per questo siamo tutti più creativi quando soffriamo, perchè cerchiamo di vomitarla fuori.
e non c’è niente di più vero.